martedì 15 novembre 2016

RECENSIONE: VOLEVO SOLO ANDARE A LETTO PRESTO di CHIARA MOSCARDELLI


Oggi vi presentiamo la recensione di un libro uscito il mese scorso edito da Giunti di Chiara Moscardelli, sembra che abbia poteri "terapeutici"... Enrica lo ha letto per noi.


TITOLO: VOLEVO SOLO ANDRE A LETTO PRESTO

AUTORE: CHIARA MOSCARDELLI

GENERE: CONTEMPORARY ROMANCE

CASA EDITRICE: GIUNTI

DATA D'USCITA: 19 OTTOBRE 2016

AUTOCONCLUSIVO


Ipocondriaca, ossessiva, maniaca del controllo e sfegatata di telenovelas brasiliane: del resto che cosa aspettarsi dopo un’infanzia trascorsa in un borgo hippy, senza tv, con una mamma fissata con la cristalloterapia, un padre non ben identificato e tanti amici che danzano in giro, spesso senza vestiti? È comprensibile che a trentacinque anni Agata Trambusti voglia avere il pieno controllo di ogni aspetto della sua vita e detesti qualsiasi fuoriprogramma. Inclusa la pioggia, e quella mattina si è messo a piovere sul serio, mentre in tailleur e chignon Agata varca il cancello di una villa sull’Appia per valutare alcuni quadri che il proprietario vuole mettere all’asta. Ma la pioggia non è niente rispetto a quello che la aspetta: in meno di un minuto la sua tranquilla esistenza si trasforma in un rocambolesco film d’azione, a partire dall’uomo misterioso – terribilmente somigliante a Christian Bale! – che Agata mette ko con due abili mosse di krav maga prima di darsela a gambe. Ma che cosa sta cercando quell’uomo? E perché le sta improvvisamente alle calcagna? Tra una fuga nei vicoli più sordidi di Barcellona, le minacce di uno strozzino di quartiere e un losco traffico di falsi d’autore, Agata dovrà per una volta dar ragione al suo psicologo e lasciarsi risucchiare dal vortice impazzito degli eventi. E delle emozioni. Perché sarà proprio questa la partita più dura.



Quello che mi ha fatto scegliere questo libro è stata la trama che mi è sembrata subito divertente e intrigante. Infatti non mi sbagliavo, perché quello che ricordo maggiormente di questa lettura, a distanza di alcune settimane, è il sano, necessario, benvenuto e sacrosanto divertimento. Questo fa parte della categoria di libri che io definisco "da decompressione": se siete in un momento di blocco del lettore, se siete reduci da quei libri bellissimi, indimenticabili, ma emotivamente faticosi, se siete in cerca di qualche ora di allegria e vi piacciono le situazioni rocambolesche, allora questa è la storia che fa per voi.



Già il nome della protagonista è rivelatore: Agata Trambusti, e mai cognome fu più azzeccato, per non parlare del nome che deriva da una pietra, perché la protagonista è figlia di una donna squinternata, hippie sessantottina fissata con la cristalloterapia, che ha cresciuto la figlia in libertà in compagnia di amici che giravano nudi per casa, quindi vi lascio immaginare i ricordi d'infanzia che Agata ci regala parlandone con umorismo travolgente! Ma l'originalità di questa situazione è che questa bambina, quasi per un senso di contrappasso, è cresciuta molto rigida e impostata, da adulta perennemente in cura dallo psicologo (molto interessanti i dialoghi tra di loro) che cerca di spronarla ad aprirsi alla vita. Ma questo suo rigore e grigiore viene scompigliato da un uomo, Fabrizio, che al primo incontro lei aggredisce pensando le voglia usare violenza. E da questo equivoco episodio prendono il volo le sue avventure, tra la via Appia e Campo de' Fiori, con una puntata a Barcellona, per poi approdare nelle periferie di Tor Pignattara dove le sue regole e il suo rigore non sono certo all'ordine del giorno, guadagnandosi l'esilarante soprannome di Equitalia.


La storia è ben calibrata tra il mistero, l'amore, la ricerca dell'identità da parte di entrambi i protagonisti, ambedue desiderosi di conoscere il proprio padre: Agata non sa chi è perché la madre aveva una condotta che definire libertina è un complimento, e Fabrizio non l'ha conosciuto perché è scomparso prima della sua nascita. Questo aspetto del libro permette a questa storia di guadagnare un certo spessore, perché la lettura è sicuramente leggera, frivola e divertente, ma offre molti spunti di riflessione interessanti e sicuramente non si fatica a immedesimarsi con la protagonista, ipocondriaca, romantica, che si nutre di soap opera e telenovelas brasiliane, sognando un uomo come Juan del Diablo di Cuore Selvaggio, insomma una tipa davvero travolgente.


Questo è un libro che mi sento di consigliare perché siamo un po' tutte Agata Trambusti: imperfette, impacciate, bloccate dalla paura di soffrire e quindi timorose di lanciarci nel gioco della vita, ma nello stesso tempo desiderose di superare tutti quei nodi emotivi che ci legano e non ci fanno evolvere. Ma poi ci sono dei momenti, degli incontri che sciolgono questi nodi e riusciamo ad aprirci, a correre incontro al nostro destino. Alla fine ci districhiamo, alla fine con ironia e palle quadrate ce la facciamo, sempre!
Buona lettura e alla prossima!

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