lunedì 20 aprile 2015

TRADUZIONE: L'ULTIMA OCCASIONE "Toughtles #3" di S.C. STEPHENS, primo capitolo



Una chicca per tutte voi, il primo capitolo in traduzione amatoriale di Reckless che arriverà prossimamente in italia con il titolo "L'ultima occasione" grazie alla Leggeditore. Stiamo parlando terzo volume della Serie Thoughtless. Ve ne diamo un breve  assaggio. 






Ai miei amici che sono sempre stati lì per me,
alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto
ed i miei fans che hanno sempre creduto in me.
Vi amo tutti!

S. C. Stephens






1

Estasi Temporanea


Una mano che correva lungo la mia coscia mi trasse dal mio sonno. Mi distesi sorridendo e posai la mia mano su quelle dita ballerine. Erano dolci e calde, e intrappolarono le mie. Poi sentii il contatto freddo di un anello di metallo sulla mia pelle, e io sorrisi ancora di più toccando quello accoppiato sul mio anulare.
Mi ero sposata la notte prima, nel senso spirituale del termine, almeno. Una promessa di devozione eterna ci bastava, per il momento. Non erano una cerimonia ufficiale e un pezzo di carta che facevano un matrimonio. Era l'esplosione di amore nel mio petto, la sensazione sconvolgente di essere stata tagliata in due alla nascita e che, miracolosamente, ero riuscita a ritrovare la mia altra metà. E ciò che era ancora più incredibile, era che per lui era la stessa cosa.
Delle labbra morbide sfiorarono la mia spalla, e io mi rannicchiai più vicino a questo corpo che era la mia sorgente di conforto. Le lenzuola avvolte intorno a noi erano le più soffici in cui avessi mai dormito, ma il loro lusso non era niente comparato all'uomo sdraiato vicino a me. Con le sue gambe calde intrecciate alle mie, il suo torso muscoloso premuto contro la mia schiena e le sue braccia intorno a me era assai più comodo che il più lussuoso dei letti.
Portai la sua mano fino alla mia bocca e baciai l'anello al suo anulare sinistro. Si lasciò scappare una piccola risata, poi le sue labbra sensuali cominciarono a passeggiare sul mio collo. Mi venne subito la pelle d'oca e sentii come una scarica elettrica attraversarmi la schiena.
-Buongiorno, signora Kyle- mormorò, la sua bocca vicino al mio orecchio.
Il mio cuore tamburellava nel petto e mi girai verso di lui. Mi fissò con un piccolo sorriso. Tutto era perfetto in lui, e non avrei mai potuto sognare che un uomo così bello mi desse il suo nome.
-Buongiorno, signor Kyle.-
Una risatina incredula uscì dalla mia bocca, e il sorriso di Kellan si allargò.
La soddisfazione nel suo sguardo era quasi evidente e il mio cuore si riscaldò nel sapere che ero io a farlo sentire in quel modo. 
Aveva sofferto abbastanza nella vita e ora si meritava di essere in pace. L'intensità del suo amore per me sembrava ancora un po' surreale. A volte avevo l’impressione di non meritarlo ma ero riconoscente di averlo ogni giorno.
-Non posso credere che l’abbiamo fatto.-
Alzò le sopracciglia con un sorriso malizioso.
-Cosa? Che abbiamo fatto l'amore come animali? Non dovrebbe sorprenderti più di tanto. Ogni volta con te è sempre sorprendente - disse con aria adorante.
Mi morsi il labbro e mi sforzai di non arrossire.
-Non parlavo di quello. Parlavo del matrimonio -
Si raddrizzò sul gomito e mi guardò. Poi i suoi occhi si posarono sulle nostre dita intrecciate e la gioia sul suo viso si trasformò in estasi.
Non l'avevo mai visto tanto felice.
-Finché morte non ci separi - mormorò.
Lasciai le mie dita correre sul suo torso ridicolmente perfetto e sentii immediatamente arrivare l’eccitazione.
-I miei genitori non ti considereranno mai come mio marito finché non mi avrai portato all'altare, lo sai.-
Aggrottai le sopracciglia ricordando di aver registrato un vago messaggio sulla segreteria telefonica del telefono fisso di Kellan, dato che dormivano a casa sua per la mia laurea. 
Sicuramente non sarebbero stati contenti di apprendere che mi ero sposata senza prendermi la briga di avvertirli.
Ero stupita che il mio telefono non avesse ancora suonato… e che non avessero ancora sfondato la porta della camera dell’hotel.
Kellan rise e si mise sopra di me, io gli sorrisi accarezzandogli la schiena 
-Lo prevedevo.-
Si chinò e mi baciò sul collo e sulla spalla .
-Avranno una vera cerimonia.-
Poi lasciò che la sua bocca corresse dalla clavicola al mio petto e io faticai a non dimenarmi.
-Ti offrirò il matrimonio dei tuoi sogni, Kiera.-
Le sue labbra si chiusero intorno al capezzolo e la passione della notte prima mi ritornò a ondate. 
La nostra prima unione come marito e moglie poteva anche essere stata più che soddisfacente, ma volevo di più. Avevo ancora voglia di lui e dubitavo di riuscire a smettere un giorno. 
Mentre passavo le mie dita tra i suoi capelli, le sue labbra lasciarono la zona erogena in cui si trovavano. I miei occhi incontrarono i suoi e sorrise prima di baciarmi tra i seni. 
Nulla, come il fatto di immaginarlo scendere più giù mi stimolò maggiormente e il suo sorriso divenne più audace, come se lo sapesse.
-Ti darò tutto ciò che desideri, Kiera, ma fino a quando non sarò in grado di farlo...-
Leccò il mio ombelico, quindi iniziò a scendere, e io incurvai il bacino incoraggiandolo a scendere più in basso.
Rise abbracciandomi i fianchi e io sentii il suo soffio caldo sulla mia pelle.
-E’ meglio godere dei benefici della natura.-
Quindi la sua lingua mi accarezzò dove occorreva e mi fermai, fingendo di avere tutto sotto controllo. 
Diverse ore dopo, finalmente decidemmo di vestirci e di lasciare la nostra lussuosa camera d'albergo. Gettando uno sguardo al mio cellulare, mi resi conto che Kellan l’aveva spento. 
Ecco spiegato perché non ci avessero interrotti.
Afferrò la giacca sulla panchina della toeletta, una panchiena che aveva battezzato così la scorsa notte, e riaccese il mio telefono. Un segnale acustico mi avvertì che avevo un messaggio vocale, e qualcosa mi diceva che ce n’era più di uno.
Dato che da li a pochi minuti avremmo visto i miei scontenti genitori, non mi preoccupai di ascoltare i messaggi. Sospettavo già quello che dicevano, in ogni caso.
-A cosa pensavi? Non puoi sposarlo, Kiera! Rientra immediatamente con noi in aereo! -
E così via… Avrebbe avuto bisogno di più di un momento per accettare la nostra unione. E ce ne avrebbero messo anche di più ad accettare il fatto che presto sarei partita con mio marito. Non ci credevo ancora nemmeno io.
Finché ero al college fare il giro del paese con Kellan era fuori discussione. Ma ora mi ero laureata, ero libera. Potevo fare ciò che volevo. E volevo stare con Kellan, poco importava dove.
Mio padre era della vecchia scuola: va al college, prendi la laurea e trova un lavoro. 
Kellan non era nemmeno andato al college: era scappato da casa dopo il liceo, aveva iniziato a suonare a Los Angeles con Evan, Matt e Griffin, e non aveva più smesso. Le scelte di vita di Kellan erano state un mistero per mio padre, e la mia lo avrebbe reso decisamente furioso.
Ma era la mia vita, e avrei fatto ciò che mi rendeva felice. Ed essere con Kellan… quello mi rendeva pazza di gioia. Non avevo voglia di essere da nessun’altra parte, eccetto che al suo fianco.
Non avevo intenzione di rinunciare al mio sogno per vivere attraverso lui, però: stavo per avverarli, i miei sogni. Il fatto era che, semplicemente, il lavoro dei miei sogni si accordava a meraviglia con il suo.
Volevo diventare una scrittrice, carriera che mi dava un sacco di libertà, dato che potevo farlo ovunque, finché avevo un posto per stare tranquilla. Sarebbe sicuramente stato complicato in un autobus pieno di ragazzi, ma ero sicura che sarei riuscita a trovare un paio d’ore al giorno per scrivere.
Ero nel pieno della scrittura del mio primo libro, che in un certo qual modo era autobiografico, visto che si fondava su quello che stavo vivendo.
Era una descrizione intima e dettagliata di tutto ciò che era avvenuto tra Denny, Kellan e me. L’amore, il desiderio, il tradimento… tutto era lì.
Scrivere, a volte era una tortura, ma anche una terapia. Prendendo della distanza per esaminare la situazione da un punto di vista critico era facile di vedere tutti gli errori che avevo commesso. Momenti in cui avevo piagnucolato, dove ero stata di cattivo gusto, immatura, culo a culo, fastidiosa, e vedere tutti i miei difetti messi a nudo mi aveva insegnato l’umiltà.
Il libro era così personale che non ero neppure sicura di essere capace di farlo leggere a qualcuno, soprattutto a Kellan. Ma avevo detto di sì quando me l'aveva chiesto e non volevo rimangiarmi la parola. Sarebbero occorse appena alcune rassicurazioni durante la lettura, non ero più quella ragazza debole e patetica. Ora sapevo ciò che volevo, ed era lui.
Ispezionai la camera per essere sicura di non aver dimenticano nulla e i miei occhi si posarono sul letto sfatto. Il piumino era appallottolato e le lenzuola di raso tutte stropicciate. Avevamo fatto buon uso del letto king size, e le nostre grida d’estasi mi risuonavano ancora in testa. Per l’ennesima volta, ringraziai il cielo che Kellan avesse approvato la mia idea di affittare una camera d’albergo per la nostra luna di miele. Non avrei mai potuto fare nulla di quello che era stato fatto con i miei genitori nella stanza accanto. 
Kellan mi passò le braccia attorno alla vita e io ispirai profondamente, godendomi il suo odore unico.
-Dobbiamo andare - mormorò – Ho detto a Gavin che avremo fatto colazione con lui, e siamo già in super ritardo. E’ diventato piuttosto un brunch, vista l’ora.-
Lo osservai oltre la mia spalla e non potei evitare di sorridere. 
Gavin Carter era il padre biologico di Kellan, che aveva rinviato l’incontro per mesi, terrorizzato all'idea. Si erano visti il giorno prima, e ora Kellan stava cercando di avere un rapporto con colui che aveva contribuito alla sua venuta in Terra .
Mi voltai e mi appesi al suo collo, poi infilai le dita tra i suoi capelli e lo baciai delicatamente.
-Sono sicura che capirà. Era la nostra notte di nozze, dopotutto.-
Kellan sospirò e mi strinse. Il suo corpo muscoloso era premuto contro il mio e le mie dita smaniavano dal desiderio di accarezzarlo, ma poi, sarebbe finita allo stesso modo…. e avevamo davvero fretta di andare.
Con una grande sforzo di volontà lasciai le mani dov’erano e lui mi baciò sulla fronte.
-Non riesco ancora a credere che tu sia mia moglie.-
Premetti il viso contro il suo petto, avendo l’impressione che il mio cuore stesse per esplodere. Lo amavo così tanto…
Il desiderio iniziò nuovamente a montare dentro di me, e dovetti lottare ancora una volta contro la voglia di provargli fisicamente il mio amore per lui.
-Hai ragione, faremmo bene ad andare.-
-Vuoi farlo di nuovo? Giusto?- chiese sorridendo.
Arrossii e arretrai di un passo.
-Abbiamo battuto abbastanza record la notte scorsa… e questa mattina.-
-Vuoi fare l’amore?- Chiese seriamente.
La sua domanda era così diretta che ebbi delle difficoltà a non abbassare gli occhi. 
-Sì - sospirai.
Sorrise orgoglioso.
-Vedi, non era così complicato ammetterlo.-
Avrei voluto chiudere gli occhi ma mi trattenni. Non volevo essere in imbarazzo con lui e non mi stava punzecchiando: provava ad aiutarmi a crescere.
-In realtà, se… E’ piuttosto imbarazzante.-
Si allontanò da me e strinse le labbra.
- Voglio che tu mi chieda di stendermi con te. Ora.-
-Kellan…
A disagio, incrociai le braccia sul petto. Portavo sempre il ristrettissimo abito IKKS che mia sorella m’aveva prestato per la cerimonia e non copriva molto.
-Te l’ho già chiesto. Perché mi vuoi mettere a disagio?-
-Me l'hai chiesto nella foga del momento, mentre dovresti farlo in qualunque caso. Voglio che ti senta abbastanza sicura per chiedermelo dovunque, in qualunque momento.
-Dovunque?- Chiesi, alzando le sopracciglia.
-Dovunque - ripeté sorridendo.
Sapendo che non avrebbe lasciato perdere, sospirai e contai mentalmente fino a dieci. Era vero, non era così complicato. Dovevo essere in grado di chiedergli di fare l’amore con me. Avevo già utilizzato il linguaggio del corpo per chiederglielo, e più di una volta. Ma era diverso dal dichiararlo ad alta voce: quello mi faceva sentire vulnerabile.
-Kellan vuoi fare l’amore con me?- Finii per chiedere alzando il mento.
Avrei voluto che la mia voce fosse ferma, invece risultò acuta e tremante. 
Era tutto fuorché sexy ma a vedere l'espressione di Kellan, avreste potuto credere che gli avevano appena fatto uno spogliarello.
I suoi occhi bollenti di desiderio si posarono su di me e io sentii immediatamente scoppiarmi dentro un incendio.
Osservò le mie labbra, il mio seno e i miei fianchi, e anche se non mi toccava, il mio corpo reagiva come se lo stesse facendo. Quando il suo sguardo incrociò nuovamente il mio fece un passo avanti e trattenni il fiato quando spinse il suo bacino contro il mio.
-È la cosa più sexy che tu mi abbia mai detto - sussurrò al mio orecchio.
Chiusi gli occhi, sentendo la sensazione del mio corpo che vibrava al suo tocco. Tutto ciò che doveva fare era di posare le sue labbra sulle mie, accarezzarmi il seno o le natiche, e sarei esplosa.
Richiuse le labbra attorno a un lobo dell’orecchio e io mi lasciai sfuggire un gemito.
-Ma dobbiamo andare.-
Detto questo, mi prese per mano e mi trascinò verso la porta. Sorpresa, riaprii gli occhi e vidi che sorrideva divertito.
Corrugai le sopracciglia e risi.
-Spiacente, dovrai restare così per un po’. E’ il karma… per tutte le volte in cui tu mi hai lasciato in questo stato.- 
Mi sentii subito colpevole ma ricacciai indietro la sensazione. Il nostro passato non aveva più importanza.
-Sei orribile - mormorai.
-È possibile - disse baciandomi sulla guancia.
Mi riprese immediatamente per la vita e mi strinse nuovamente a lui. Il fuoco appena sopito scoppiettò nuovamente e gemetti lievemente prima di riprendermi.
-Non vedo l’ora di passare la giornata con te - sussurrò sfregando la punta del naso sul mio collo.
Seccata per l’eccessiva eccitazione, lo spinsi via.
-Lo temi!-.
Rise aprendo la porta e io presi la mia borsa, prima di gettare un ultimo sguardo verso il letto in disordine, che aveva l’aria di gridare: hanno scopato come animali!
-Kellan aspetta. Non dovremmo rifare il letto prima di andare?-
-Sei realmente adorabile - disse scuotendo la testa –E no, lasciamo la camera esattamente così. Vogio che il mondo intero sappia cosa è successo stanotte… la notte dove abbiamo consumato il nostro matrimonio.-
Arrivati nella hall, la receptionist non lo mollò con lo sguardo per un solo secondo. Vidi il suo sguardo posarsi sulla sua fede quando gli tese la carta di credito ma dalla scintilla d’interesse apparsa nei suoi occhi era chiaro che non le importava che fosse sposato.
Era bello come un dio, e gli uomini come lui attiravano subito l’attenzione ovunque andassero. Ormai ero quasi abituata a questo tipo di reazione e non mi dava più di tanto fastidio, almeno meno di prima. 
La receptionist tese la ricevuta a Kellan e corrugò le sopracciglia quando lui la ringraziò senza nemmeno guardarla.
Sembrava delusa, come se avesse sperato che lui le proponesse di salire in camera e così, quando alla fine osservò anche me, dovetti compiere uno sforzo per non scoppiarle a ridere in faccia.
Aveva forse pensato a una liason expresse torrida, con tanto di macchine fotografiche pronte mentre lasciavamo l’hotel, ma Kellan non faceva più queste cose.
Mi rannicchiai contro lui e la ringraziai gentilmente per il nostro soggiorno piacevole. Ridacchiai dopo averlo detto, ancora sovreccitata dalla mia prima notte di nozze. Kellan mi baciò, quindi mi guidò verso l'uscita.
-Chiamerò Gavin arrivando a casa e gli dirò di venire a pranzare da noi. Tanto dobbiamo far incontrare le nostre famiglie, no?-
Il suo sorriso allegro mi riscaldò il cuore. Aveva usato la parola “famiglia” per parlare di suo padre. Aveva realmente fatto molti passi in avanti dal giorno in cui non voleva nemmeno parlargli.
-È una buona idea. Insomma, se i miei genitori non ci uccidono prima.-
Si accontentò di alzare le spalle dirigendosi verso il suo Chevelle. Aprì galantemente la mia portiera e mi baciò sulla guancia prima di farmi salire. Quindi, fece di corsa il giro della macchina e si piazzò dietro il volante con un gran sorriso. Sembrava così felice che io fossi sua moglie… Avevo desiderato che l’uomo che avessi sposato mi amasse per molte mie qualità, ma Kellan mi amava tutta. La profondità dei suo sentimenti per me a volte mi travolgeva ma sapevo che i miei erano altrettanto potenti. Era tutto per me.
Mi spostai sul sedile per avvicinarmi a lui e sorrise passando il suo braccio attorno alle mie spalle.
-Ti manco già?-
Scossi la testa e lo baciai, lui rispose avidamente prendendomi il viso fra le mani. Feci scivolare fugacemente la lingua conto la sua e grugnì prima di respingermi.
-Sono io che devo farti impazzire oggi, non il contrario.-
Fece un broncio adorabile e io non potei trattenermi dal ridere.
-Ho avuto un buon insegnante.-
Tirò un sospiro teatrale e ritirò il braccio per avviare la macchina.
-Così imparerò.-
Il motore ruggì e lui ritornò ad avere l’aria contenta. La mia espressione rifletteva la sua mentre appoggiavo la mia testa sulla sua spalla.
Anche se la receptionist l’aveva guardato avidamente, anche se mio padre voleva ucciderci e anche se il padre recentemente scoperto di Kellan avrebbe rubato del tempo a noi impedendoci di stare soli era un pomeriggio perfetto e nulla avrebbe potuto alterare la mia felicità.
Arrivando nella via di Kellan avevo realmente la sensazione di tornare a casa. Anche se avevo adorato la nostra notte all'hotel, ero felice di rientrare. Ed ero realmente felice di essere ritornata a vivere da lui alcune settimane prima. 
Un'automobile era parcheggiata nel vialetto davanti alla casa e Kellan osservò la Jetta sport rosso fuoco corrugando la fronte. Ed ero curiosa anche io: l’auto non apparteneva a nessuno che conoscessi.
Spense il motore della Chevelle e aprì subito la portiera, io lo imitai chiedendomi se Gavin e i suoi figli fossero già qui.
Non erano di Seattle, forse avevano affittato un'automobile? Detto ciò, avevo difficoltà a immaginare Gavin arrivare all'improvviso senza avvisare prima Kellan, tanto più che avrebbe avuto bisogno di indicazioni per trovare la casa.
E dubitavo che un'automobile in affitto potesse avere un adesivo sulla parte posteriore che diceva: se vuoi salire su questo gioiello, almeno tirami i capelli.
Immaginando che l’automobile probabilmente appartenesse a una delle numerose ex di Kellan, lo seguii a malincuore. Se una ragazza si fosse presentata nuda, con un lungo cappotto, mentre i miei genitori erano li… 
La porta d’entrata non era chiusa a chiave e Kellan entrò per primo. La sua casa non era molto grande: dall'ingresso, si girava a destra per andare al piano di sopra, o a sinistra per andare in cucina, o dritto per il salotto.
I miei genitori erano seduti sul divano sfondato del salotto, mio ​​padre accigliato al massimo. Quanto a mia madre, non sembrava felice, anche se cercava di non darlo a vedere.
Non ero sicura della ragione: era a causa della mia scappatella o della persona stravaccata nella poltrona di Kellan? Quella poltrona aveva un grande valore sentimentale per me dato che Kellan me l'aveva regalata quando avevamo rotto.
Voleva dire molto per me, che aveva tenuto a me in un’epoca dove ero ben lontana dal meritarlo.
E ora una sconosciuta era seduta lì facendo oscillare i suoi piedi inguantati in tacchi a spillo sulla parte superiore del bracciolo. Sentendoci entrare, girò la testa verso la porta.
-Merda,- mormorò Kellan.
Poi mi guardò con uno sguardo preoccupato, e il nodo nel mio stomaco divenne di ghiaccio, chiedendomi chi fosse questa ragazza .
Kellan mi strinse la mano ed entrò nella stanza e la sconosciuta lo osservò socchiudendo gli occhi. Aveva lunghi capelli neri come i suoi occhi. L'oscurità dei suoi occhi erano accentuata da un trucco scuro e labbra scarlatte dove si formò un broncio sia irritato che sensuale. Era bella, ma non mi sorpresi: la maggior parte delle conquiste di Kellan lo era.
-Puttana, Kellan Kile!- Compiaciuta, sorrise. - Insomma, non c’è bisogno di ricordare quello che sei.-
La detestavo già. Ignorando la sua osservazione, Kellan si diresse inizialmente verso i miei genitori.
-Martin, Caroline.-
Quindi si girò verso l'intrusa seduta nella mia poltrona preferita.
-Joey.-
Aggrottai così tanto le sopracciglia che dovevano aver toccato l’attaccatura dei miei capelli. Joey? Come Joey, l'ex-coinquilina? La ragazza che aveva vissuto qui prima che mi ci trasferissi con Denny… oltre due anni fa? Mai avrei creduto che sarebbe tornata. Che cosa ci faceva qui?
Teso, Kellan fece eco ai miei pensieri.
-Cosa stai facendo qui?-
Balzò in piedi, incrociò le braccia sul petto voluttuoso e sollevò il mento, gli occhi pieni di foga.
-Posso sapere dov’è la mia roba?-
Lui rimase a bocca aperta e la rabbia si lesse nei suoi occhi.
-Sono passati due anni da quando te ne sei andata- disse, stringendomi la mano più forte. 
Oscillai. Mi morsi il labbro. In realtà, era io che avevo buttato via tutto. 
Joey era partita in fretta e furia dopo che Kellan aveva fatto sesso con lei, per poi farlo poco dopo con un’altra ragazza. Non era sempre stato l’uomo dolce e onesto che era ora. Quando mi aveva raccontato questa storia aveva insistito sul fatto che Joey non provasse alcun sentimento per lui, solo che era possessiva. L’aveva offesa facendo sesso subito dopo con un’altra ragazza, mentre lei stessa aveva fatto la stessa cosa subito dopo.
Denny ed io avevamo utilizzato i suoi mobili al nostro arrivo qui ma dopo la nostra rottura orribile, mi ero sbarazzata di tutti questi fantasmi per purificare la casa. 
Forse non avrei dovuto farlo, dato che non era roba mia, ma avevo voglia di una nuova partenza con Kellan. Non mi sarei mai aspettata di rivederla.
Con l’aria teatralmente offesa, diede un colpo sulla spalla di Kellan.
-Che cosa? Era roba mia, stronzo!-
Rosso in faccia, Kellan fece un passo avanti.
-Sei partita in quarta, non è un mio problema se hai lasciato tutto! Non sono il tuo guardia-mobile, qui!-
-Va bene, risparmiami i tuoi discorsi. Devi soltanto rimborsarmi. Mille e cinquecento dovrebbero bastare.-
Emisi un piccolo singulto strangolato e Joey girò la testa verso di me.
-E tu chi sei? La sua ultima conquista?-
Mio padre si alzò, le guance scarlatte.
-Ignoro chi siate, signorina, ma vi consiglio di parlare in modo diverso a mia figlia.-
Mio padre aveva l’aria così irritata che avevo paura avesse un infarto, ma non era nulla in confronto alla rabbia di Kellan. Si liberò della mia mano e si piantonò proprio davanti a Joey.
-Fai molta attenzione Josephine. Stai parlando con mia moglie.-
Per un attimo sembrò intimidita e fece un passo indietro, poi sembrò registrare ciò che aveva appena udito. I suoi occhi si spalancarono così come la bocca, prima di iniziare a ridere.
-Mio Dio, stai scherzando? Tu, il più grande stronzo che conosco, sei sposato? Questo è uno scherzo!-
Kellan incrociò le braccia e mio padre sospirò prima di lasciarsi ricadere nel divano. 
Questa storia del matrimonio era veramente lontano dal compiacerlo. Mi sembrò di sentire mia madre singhiozzare ma la mia attenzione era completamente rivolta a Joey. 
Il mio cattivo umore stava per salire alle stelle, e volevo solo una cosa: che questa piccola cagna sporca andasse via. E, a quanto pare, la pensavo come Kellan.
-Perfetto,- disse mostrandogli la porta. -Ti darò millecinquecento dollari per i tuoi mobili. Ed ora, sparisci.-
Ma Joey scosse la testa.
-Non penso, no…-
Kellan la osservò senza capire e io feci altrettanto. Poi, improvvisamente, strinsi i pugni e mi piazzai davanti a lei. 
-Hai capito? Prendi il tuo denaro. Così puoi tornare nel buco da cui sei uscita.-
Mi fucilò con lo sguardo poi si rivolse a Kellan, continuando a guardare me.
-Ho una cosa che vorrei ridarti, dato che non ne ho più bisogno.-
Lui aggrottò la fronte e lei sorrise vedendo la sua aria confusa.
-Solo che, se vuoi recuperarlo, chéri, occorrerà raddoppiare l’offerta.-
-Sei completamente pazza, mia cara.- replicai.
Lei non mi rispose, continuando a fissare Kellan.
Poi si chinò a prendere la sua borsa appoggiata sulla sedia, la sua gonna corta salì fin quasi alle natiche. Aprì la borsa e ne tirò fuori una scheda di memoria come quelle che si trovano nelle fotocamere. Gli occhi di Kellan si spalancarono quando la vide e parlò a Joey prima che io avessi il tempo di chiederegli quello che stava accadendo.
-Bene. Ti darò tremila.-
Lei mi rivolse un sorriso vittorioso e tese la scheda SD a Kellan. Avevo il cervello in ebollizione. Che cosa poteva esserci su quella scheda se Kellan era disposto a pagare così tanto? Afferrò la schedina e indicò la porta.
-Avrai il denaro domani.-
Lei gli accarezzò la guancia.
-Meglio per voi. In caso contrario, vi renderò la vita un inferno.- disse lanciandomi un sorriso diabolico.
-Vattene Joey. E non ti azzardare a tornare qui.-
Joey fece un cenno con la mano ai miei genitori, dopodiché andò lentamente alla porta. Quando uscì di casa, nessuno di mosse o parlò. Quando ci raggiunse il rumore della macchina che partiva, Kellan sembrò rilassarsi.
Si voltò verso i miei genitori e fece scivolare con discrezione la scheda SD nella tasca. 
-Mi spiace. Spero non sia stata troppo molesta in nostra assenza.-
Mio padre si girò verso Kellan, rigido come un picchetto, e avrei potuto giurare che i suoi capelli imbiancavano di secondo in secondo.
-Sono più preoccupato da ciò che facevate ieri sera che dalla vostra pessima amica.-
Il suo sguardo andava e veniva tra Kellan e me.
-Che cos’è che questa storia del matrimonio? Hai perso la testa, Kiera?-
Mia madre singhiozzò di nuovo, e mio padre le accarezzò la mano. Avrei voluto sedermi e discutere di ciò che era successo il giorno prima, ma ero ancora troppo sconvolta da quello che era appena successo. Che cos’aveva Kellan, in tasca, che valesse tremila dollari?
Kellan sollevò gli occhi su me mentre mio padre batteva il piede senza fermarsi, aveva l'aria al tempo stesso divertita, rassegnata e un poco spaventata.
Non sapevo se lo facesse apposta, ma era girato in modo che non potessi vedere la tasca dove sistemava le sue carte. Ma sapevo che quella maledetta carta c’era.
Kellan mi fece cenno di sedermi accanto a mio padre e poi fece un gesto verso la porta.
-Torno subito. Voglio solo andare ad assicurarmi che non mi abbia danneggiato la macchina. Se ha graffiato la mia bambina, dovrai trattenermi- disse con un sorriso - perché sarei in grado di ucciderla.-
Rise e si avviò verso la porta, ma ciò che gli dissi lo inchiodò sul posto.
-Che c’è sulla scheda?-
Il suo sorriso divertito scomparì istantaneamente.
-Niente. Non ti preoccupare.-
Ignorai temporaneamente i miei genitori e avanzai verso lui. Provai a passare il mio braccio dietro lui per far scivolare la mano nella sua tasca, ma lui si allontanò abilmente e io dovetti compiere uno sforzo sovraumano per controllare la rabbia.
-Che c’è sulla scheda?-
-Possiamo parlarne più tardi? In privato?- chiese a bassa voce.
Avrei voluto scuotere la testa e andare a spiegare ai miei genitori del nostro matrimonio “simbolico” ma non riuscivo a togliermi il sorriso di Joey dalla testa.
-Che c’è sulla scheda?!- sbottai infastidita.
-Secondo te? Ci siamo filmati mentre facevamo sesso!-
Lessi il rimorso istantaneo sul suo viso, quando si accorse di avermi parlato così rudemente.
Quando era arrabbiato, a volte aveva la tendenza a non filtrare ciò che usciva dalla sua bocca e il confronto con Joey l’aveva fatto infuriare, rabbia rafforzata dalle mie domande incessanti.
Rimasi senza parole, con l’impressione che qualcuno mi avesse gettato un secchio d’acqua gelata sulla testa.
Sapevo che poteva essere quello, anzi, ne ero quasi sicura, ma sentirglielo ammettere mi fece male e sentii gli occhi riempirsi di lacrime. 
-Ti sei filmato mentre eri a letto con lei?-
Mia madre si schiarì la voce e, in quel momento, ricordai che non eravamo soli. Ero stata incapace di attendere di essere da sola con lui per iniziare la conversazione. Se soltanto avessi controllato di più la mia curiosità… Avrei dato di tutto per non sapere dell’esistenza di un video, in cui mio marito stava facendo sesso con un’altra. E avrei dato di tutto per fare in modo che i miei genitori non lo venissero mai a sapere.
Vedendo il mio stato, Kellan avanzò verso di me con le braccia tese.
-Kiera posso spiegare.-
Alzai la mano per fermarlo , mentre le lacrime mi rigavano le guance. Lì, in quel momento, non volevo spiegazioni: volevo solo stare da sola. Voltando le spalle Kellan e ai miei genitori mi precipitai al piano superiore. Sentii Kellan che mi pregava di aspettarlo, e mia madre che mi chiamava, ma li ignorai entrambi. Sbattei la porta dietro di me, feci volare le scarpe attraverso la stanza, mi lasciai cadere sul letto ed esplosi in lacrime.
Niente avrebbe dovuto rovinare la mia giornata.

Traduzione di Francesca 
Editing di Gabriella  

5 commenti:

  1. Brava Francesca, Kellan non delude mai...non vedo l'ora...

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  2. Oddiooooooooo grazie x il primo capitolo....... Già dal primo si percepisce che è tutto un dire...... Kellan forever ....for life....

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  3. Grazie Girls.
    E adesso si incazzera' per una cosa successa prima che si conoscessero, quando ci ricordiamo tutti che esempio di virtù fosse la cara Kiera quando saltava dal ... letto di Danny a quello di Kellan come se niente fosse

    RispondiElimina
  4. Grazie Girls.
    E adesso si incazzera' per una cosa successa prima che si conoscessero, quando ci ricordiamo tutti che esempio di virtù fosse la cara Kiera quando saltava dal ... letto di Danny a quello di Kellan come se niente fosse

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  5. Grazie Girls.
    E adesso si incazzera' per una cosa successa prima che si conoscessero, quando ci ricordiamo tutti che esempio di virtù fosse la cara Kiera quando saltava dal ... letto di Danny a quello di Kellan come se niente fosse

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