mercoledì 18 novembre 2015

ONE WITH YOU (Insieme a te) "Crossfire Series #5" di SYLVIA DAY - ESTRATTO PRIMO CAPITOLO



Finalmente arriva il 5 Aprile 2016 (in USA e UK) l'ultimo capitolo della Crossfire Series (ANTEPRIMA SERIE COMPLETA QUI), nell'attesa che venga pubblicato in Italia ecco la traduzione dell'estratto del primo capitolo, tradotto per voi...



TRADUZIONE ESTRATTO PRIMO CAPITOLO 

New York è la città che non dorme mai, non ha mai avuto sonno. Il mio condominio nell'Upper West Side aveva il livello di isolamento acustico che ci si aspetta in una proprietà da multimilionari, ma ancora i suoni della città filtravano: il martellare ritmico dei pneumatici sulle strade consumate, i freni stridenti, e l'incessante suonare dei clacson dei taxi.
Appena uscita dalla caffetteria all'angolo nella sempre incasinata Broadway, il trambusto della città mi travolse. Come avevo potuto vivere senza il frastuono di Manhattan?
Come avevo fatto a vivere senza di lui?
Gideon Cross.
Presi il suo viso tra le mie mani, e lui ci strofinò il naso. Che spettacolo di vulnerabilità e di affetto mi si presentava. Poche ore prima avevo pensato che non avrebbe potuto cambiare mai, che avrei dovuto scendere a troppi compromessi per condividere la mia vita con lui. Ora, mi trovavo di fronte al suo coraggio e dubitavo del mio.
Avevo chiesto più a lui di quello che avevo chiesto a me stessa? Mi vergognavo di averlo spinto a cambiare, mentre io ero rimasta ostinatamente uguale.
Si alzò in piedi di fronte a me, così alto e forte. In jeans e t-shirt, con un cappellino basso sulla fronte era irriconoscibile ma anche così il suo fascino innato colpiva tutti quelli che passavano. Con la coda dell'occhio, notai come le persone vicine gli davano un'occhiata e poi avevano una reazione a scoppio ritardato.
Vestito casual o negli abiti preferiti su misura a tre pezzi, il potere che emanava il corpo muscoloso e asciutto di Gideon era inconfondibile. Il modo in cui si presentava, l'autorità che esercitava con un controllo impeccabile rendeva impossibile per lui confondersi con lo sfondo.

New York fagocitava tutto ma Gideon teneva la città al guinzaglio.
E lui era mio. Con il mio anello al dito, ancora a volte facevo fatica a crederci.
Non sarebbe mai stato solo un uomo. Era ferocia foderata di eleganza, perfezione venata di difetti. Era il nesso con il mio mondo, un nesso col mondo.
Eppure aveva appena dimostrato che si sarebbe sottomesso e piegato fino a spezzarsi pur di stare con me. Il che mi lasciò addosso una rinnovata determinazione, dovevo dimostrare che io valevo il dolore che lo avevo costretto ad affrontare.
Intorno a noi i negozi lungo la Broadway stavano riaprendo. Il flusso di traffico sulla strada cominciava ad addensarsi, macchine nere e taxi gialli rimbalzavano all'impazzata sulla superficie irregolare. I residenti scorrevano sui marciapiedi, portando i loro cani in direzione di Central Park per una corsa di prima mattina, rubando il tempo che potevano prima che la giornata lavorativa li assorbisse totalmente.
La Mercedes accostò al marciapiede appena noi la raggiungemmo, Raúl era una grande figura indistinta al volante. Angus arrivò con la Bentley nel posto subito dietro. La mia corsa e quella di Gideon andavano verso case separate. Che matrimonio era?
Il fatto è che era il nostro matrimonio, anche se nessuno di noi lo voleva in questo modo. Avevo dovuto mettere un limite quando Gideon aveva assunto il mio capo sottraendolo all'agenzia pubblicitaria per la quale lavoravo.
Capivo il desiderio di mio marito di volermi  alla Cross Industries, ma cercare di forzare la mano, agendo dietro le mie spalle? Non potevo permetterlo, non a un uomo come Gideon. Eravamo insieme nel prendere le decisioni ma avremmo potute troppo lontani per far funzionare il nostro rapporto di lavoro.
Inclinando la testa indietro, guardavo il suo splendido viso. C'erano rimorsi lì, e sollievo. E amore. Così tanto amore.
Era bello da mozzare il fiato. I suoi occhi erano il blu dei Caraibi, i suoi capelli una criniera nera spessa e lucida che sfiorava il colletto. Una mano adorante aveva scolpito ogni piano e angolo del suo volto in un livello di impeccabilità che ipnotizzava e rendeva difficile pensare razionalmente. Ero stata incantata dal suo sguardo dal primo momento in cui l'avevo visto, e ancora a volte riusciva a farmi friggere le sinapsi. Gideon mi ha abbagliato.
Ma era l'uomo dentro di lui, la sua implacabile energia e il suo potere, la sua intelligenza acuta e la sua spietatezza insieme a un cuore che poteva essere così tenero...
"Grazie." Le mie dita sfiorarono lo scuro taglio sulla sua fronte, e avvertii un formicolio come sempre quando toccavo la sua pelle. "Per avermi chiamato. Per raccontarmi i tuoi sogni. Per avermi incontrato qui."
"Ti avrei incontrata ovunque" Le parole erano un voto, dette con fervore e intensità.
Tutti avevano demoni. Quelli di Gideon erano stati messi in gabbia dalla sua volontà di ferro quando era sveglio, ma quando dormiva lo tormentavano in violenti incubi feroci. Avevamo così tanto in comune, l'abuso nella nostra infanzia era un trauma condiviso da entrambi che ci univa e riusciva anche a separarci. Ma Gideon mi ha fatto lottare di più contro chi aveva abusato di noi e ci aveva già portato via troppo.
"Eva... Sei l'unica forza sulla terra che possa tenermi lontano."
"Grazie anche per questo" mormorai, con il petto che mi si stringeva. "So che non è stato facile per te darmi spazio, ma ne avevamo bisogno. E so che ti ho pressato tanto... "
"E' stato troppo difficile."
La mia bocca si storse alle sue parole. Gideon non era un uomo abituato a dei rifiuti. "Lo so. E tu me l'hai permesso, perché mi ami. "
"E' più di amore". Le sue mani avvolsero i miei polsi, stringendo in modo che tutto dentro di me si arrendesse.
Annuii, non avevo più paura di ammettere che avevamo bisogno l'uno dell'altra in un modo che qualcuno potrebbe considerare malsano. Era quello che eravamo, quello che avevamo. Ed era prezioso.
"Andremo insieme dal dottor Petersen." Disse le parole con un tono di comando inconfondibile, ma il suo sguardo cercava il mio come se avesse fatto una domanda.
"Sei così prepotente." Lo presi in giro, desiderando che ci lasciassimo in modo piacevole. Ottimista. Il nostro appuntamento di terapia settimanale con il dottor Lyle Petersen era solo ore dopo, e non avrebbe potuto essere più opportunamente programmato. Avevamo girato pagina. Potevamo usare un po' di aiuto per capire quali dovevano essere i nostri prossimi passi da quel momento.
Le sue mani circondarono la mia vita. "Lo ami."
Presi l'orlo della t-shirt impugnando il morbido jersey. "Io amo te."
"Eva". Le sue braccia si strinsero intorno a me, il suo respiro vibrava caldo sul mio collo. Manhattan ci circondava, ma non poteva intromettersi. Quando eravamo insieme, non c'era nient'altro.
Un gemito basso di desiderio mi sfuggì, tutto il mio essere lo desiderava e lo bramava, tremavo per il piacere che fosse ancora una volta premuto contro di me. Lo inalai profondamente, le mie dita massaggiavano i muscoli rigidi della sua schiena. Il caos dentro di me era inebriante. Ero dipendente da lui - cuore, anima e corpo - ed ero stata giorni senza la mia dose, il che mi aveva lasciato traballante e scombussolata, incapace di funzionare correttamente.
Mi avvolse, il suo corpo molto più grande e più sodo del mio. Mi sentivo al sicuro nel suo abbraccio, amata e protetta. Nulla poteva toccarmi o farmi del male quando lui mi abbracciava. Volevo che sentisse lo stesso senso di sicurezza con me. Avevo bisogno che sapesse che poteva abbassare la guardia, prendere un respiro, e io potevo proteggere entrambi.
Dovevo essere più forte. Più astuta. Più spaventosa. Avevamo nemici, e Gideon combatteva contro di loro da solo. Era innato in lui essere protettivo, era uno dei suoi tratti che ammiravo profondamente. Ma dovevo iniziare a mostrare ai nemici che potevo essere un avversario formidabile quanto mio marito.
La cosa più importante, dovevo provarlo a Gideon.
Appoggiandomi a lui, assorbii il suo calore. Il suo amore. "Ci vediamo alle cinque, asso."
"Non un minuto più tardi," ordinò burbero.
Mi misi a ridere mio malgrado, infatuata da ogni aspetto ruvido di lui. "O cosa?"
Tirandosi indietro, mi lanciò uno sguardo che mi fece arricciare le dita dei piedi. "O verrò a prenderti."

Tratto dal sito ufficiale di Sylvia Day
Tradotto da Barbara
Editing di Gabriella

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