mercoledì 27 gennaio 2016

PARLIAMO DI RECENSIONI E... ALTRO





Negli ultimi giorni sono arrivate sia sul blog di New Adult che nel gruppo Facebook alcune critiche da parte sia di autori/autrici self che di alcune ammiratrici di questi stessi autori che ci accusavano di non saper recensire i libri o semplicemente di essere un po’ troppo invidiose e cattive. 

A questo punto abbiamo ritenuto giusto rispondere in modo più completo alle critiche.

Il compito è stato affidato a Gabriella, che ha un po’ di esperienza in campo editoriale ed è anche l’autrice di alcune di queste recensioni “cattive”, quindi direi, chi meglio di lei.

Procediamo per punti iniziando con lo specificare il significato di “recensione”.

Recensione:

Esame critico, in forma di articolo, di un'opera letteraria o scientifica di recente pubblicazione; estens. breve commento a uno spettacolo, a un concerto, a una mostra: r. negativa, favorevole.
Questa è la definizione che dà della parola recensione il dizionario.
E fin qui mi pare che siamo tutte d’accordo.

Gabriella quindi quando parliamo di recensione dobbiamo esprimere il nostro parere sulla sua opera o anche tener conto del suo vissuto?

Secondo me (e lo dico una volta sola, tutte le risposte sono ovviamente, secondo me), tutto sta nelle parole “opera letteraria...”. Una recensione si occupa di un libro, un’opera d’arte, un film. Di un’opera quindi, non del suo autore in quanto persona.Nessuno si sognerebbe mai di dire: “Leggete questo poeta perchè era gobbo, stava malissimo e non se lo filava nessuno perchè abitava in un paesino sperduto delle Marche” parlando di Leopardi. Possiamo dire che tutta la poetica di Leopardi rispecchia la sua vita. Dalle iniziali opere in cui era allegro e ottimista, alle ultime che rivelavano tutta la sua sofferenza. Ma se fossero state poesie brutte nessuno se le sarebbe mai filate di pezza.
Non so nulla della vita degli autori che ho amato di più nella mia vita e in fondo è una cosa che mi interessa poco, anche se sapere che Poe scriveva al lume di candela può senz’altro farmi rabbrividire una volta di più, ma so anche che quel racconto che non mi fatto dormire dalla paura sarebbe stato comunque terrificante in qualsiasi condizione fosse stato scritto. Perchè Poe era uno scrittore geniale. E così via. Di esempi potremmo farne mille.
Quindi possiamo dare per assodato che quando parliamo di un libro ci riferiamo al testo, al modo in cui è scritto, delle emozioni che ci ha fatto provare e decidiamo in base a questo se ci è piaciuto o meno e ne parliamo nel nostro blog.

Come si scrive una recensione?
Beata libertà, ognuno ne parla come vuole e come sa. Anche nella scrittura delle recensioni possiamo decidere se descrivere la trama per far meglio capire che cosa ci ha coinvolto e cosa no, oppure usare altre modalità. Una di queste è la satira o l’ironia.
Come sapete questa è un’arma che io uso molto spesso. Mi piace giocare, far sorridere le persone che leggono e ritengo che magari è un buon modo per fare in modo che proseguano la lettura dopo la terza riga. Se scrivo una cosa che deve essere pubblicata voglio che le persone la leggano, sennò telefono a un’amica o faccio un diario. Io so usare l’ironia, mi riesce benino e mi piace moltissimo sapere che ho strappato un sorriso a qualcuno, magari in una giornata in cui sembra andare tutto storto.
E qualsiasi strumento si usi parlo sempre e solo del testo.

Parliamo di "Satira" è un argomento che mi intriga...
Non so perchè ma ultimamente questa cosa non viene capita... No, aspettate, ho fatto un errore, non ultimamente, da sempre e ci sono esempi illustri anche in questo caso.
Perchè se c’è una cosa che dà veramente fastidio, sempre, è la satira, l’ironia. La satira fa malissimo, niente sconvolge, irrita e scandalizza di più. E infatti ogni volta che qualche malcapitato ne è stato vittima è stato un gran levar di scudi a dire: “Questa non è satira!”. Quando sento questa frase mi vien sempre da ridere perchè vuol dire che si è colpito nel segno.
C’è una grande differenza tra Sabina Guzzanti e il Bagaglino. Una fa satira, l’altro lecca il sedere ai potenti facendo finta di prenderli in giro. E’ tutto lì. La satira vede sempre il re nudo e in quanto tale spesso ridicolo.
Quindi, tornando a noi, è ovvio che le recensioni che usano l’ironia o la satira sono quelle che pungono di più.E’ anche vero che l’ironia si usa per le recensioni negative, ma non sempre. Oda fece una recensione di Antony, allora pubblicato self da Sylvia Kant, da ululare dal ridere, prendeva di mira le ultime scene del libro dicendo che le avevano rovinato la vita sessuale perchè nessuno al mondo avrebbe mai potuto eguagliare le performances di Antony e Angela.
Ancora ci ridiamo. E ancora ci sogniamo di notte quelle scene.
Dobbiamo avere un occhio di riguardo per le autrici che si autopubblicano?
Scrivere un libro è fatica, si suppone che chi scrive abbia delle cose da dire, scrivere è faticoso e difficile e questo va senz’altro onorato e il fenomeno del self-publishing ha aperto le porte a un sacco di autori e autrici come mai prima. E il fenomeno di 50 sfumature ha aperto le porte a una marea di scrittrici di quelli che una volta erano definiti “rosa” e ora hanno un sacco di catalogazioni: New Adult, Young Adult ecc.
Bello, bellissimo, non mi stancherò mai di dirlo. E’ la democrazia della narrativa. Tutti possono scrivere e pubblicare. Wow!Pensare che ci sono decine, se non centinaia, di persone che passano il proprio tempo libero a vergare pagine e pagine di passione, sentimento e storie riempie il mio vecchio cuore di orgoglio. Italia, popolo di scrittori. Fantastico.Ma scrivere un libro non significa che si riesca anche a comportarsi come scrittori. E scrivere un libro non significa automaticamente che sia scritto bene.E capisco l’incavolatura, il libro è una nostra creatura, ogni parola è importante, ogni virgola ce la siamo sudata... e arriva una qualsiasi a dirne male? Ma io la strangolo!E invece no, non funziona così. Quando si pubblica una canzone, un film va in sala, un libro appare su Amazon o in libreria non è più dell’autore. E’ del pubblico. E il pubblico ne è sovrano. Può dire quello che vuole, può osannarlo o distruggerlo.
Fa malissimo se lo distruggono e ci si può sentire Dio se lo osannano.
“Ma come?!?! Le amiche, il fidanzato, tutto il proprio entourage aveva detto che era un capolavoro! Com’è che ora Gabriella me lo disfa in quattro righe? Invidiosa, cattiva! Questa non è una recensione! Questa non è satira!”
E invece no, è recensione ed è satira. Tocca mettersela in saccoccia e, magari, fare tesoro delle critiche se si vuole continuare a scrivere e farne un mestiere.
E vi posso assicurare che son proprio le autrici che accolgono meglio le critiche quelle che libro dopo libro migliorano.

La frase "Aiutiamo le self italiane! Se il libro non vi è piaciuto evitate di dirlo!" come la giudichi?

Ma perchè?!? Non lo capisco proprio. Se un libro è scritto male lo dico eccome! Per rispetto alla scrittura, a chi scrive bene, a me che leggo e che ci ho speso soldi e soprattutto tempo.E ‘sta storia dell’italianità... ma chi se ne frega, no? Non amo gli esterofili totali ma neanche che per leggere italiano debba sorbirmi delle brutte storie.
Comprereste una crosta solo perchè l’ha dipinta un italiano?
Ma la scrittrice ci ha messo la sua storia, ha faticato tanto a scrivere...
Ok, allora? Do per scontato che sia così, altrimenti dovrei pensare ben di peggio e cioè che abbia scritto un “prodotto” sperando di prendere per il naso un po’ di fanciulle in cerca di romanticismo piccante. Questo però non significa che ne sia uscito un buon libro e se l’autrice è furba lo riprende, rivede le cose oggetto di critica e lo ripubblica con le dovute correzioni. Oppure difende la sua opera punto su punto, non insultando chi l’ha criticata ma controbattendo sul contenuto.
E' stato anche alluso al fatto che ci possa essere qualcosa sotto! Che ci siano interessi nascosti! Possibile?
E qui vorrei spiegare un semplice fatto. Conviene fare delle recensioni positive. Conviene al blog perché immediatamente l’autrice clicca e rimanda al suo profilo la rece, poi tutte le fan cliccano, la Casa Editrice, quando c’è, riprende sul suo sito la rece positiva... insomma, una cascata di contatti che aumentano la visibilità del blog con tutte le conseguenze del caso.
Non conviene essere temuti, perché poi partono gli attacchi e soprattutto, come abbiamo visto in questi giorni, gli attacchi tendono a minare la credibilità del blog. Come in tribunale, quando l’avvocato ha davanti un testimone scomodo, si tende a metterlo in cattiva luce, a scavare nel suo passato e nei suoi armadi per trovare eventuali cadaveri, così accade quando si toccano autori italiani. Non conviene perché magari qualcuno può davvero pensare che le accuse siano vere e allora si perdono lettori, ecc, ecc.
Nel nostro blog francamente questo problema non ce lo siamo mai poste. Anzi, è stato creato apposta perché non ne potevamo più di leggere recensioni entusiaste su libri illeggibili, che quando andava bene avevano incongruenze nel racconto e quando andava male erano scritti in un italiano approssimativo.
Abbiamo pensato che i lettori andavano rispettati e abbiamo deciso di dire quello che pensavamo, liberamente, dei libri che stavamo leggendo. A nostra discrezione sia la lettura che la recensione. Non ci guadagniamo nulla e questo ci rende libere. Qualcuno può non essere d’accordo con quello che scriviamo e allora siamo contente di parlare di libri, di confrontarci e di arrivare a dire come sempre: beata la diversità, meno male che c’è chi non la pensa come noi. Degli insulti faremmo volentieri a meno, come tutti, credo.
Leggere è un piacere, questo tipo di narrativa poi è proprio di “evasione” e vogliamo avvelenarci le giornate per difendere la nostra buona fede? Ma anche no, ci sono battaglie molto più importanti a cui dedicare le nostre energie.
Capisco che una recensione cattiva in un blog molto seguito dia veramente fastidio ma allora, autori/autrici siate signori/e ed evitate brutte figure.
Un bel tacer non fu mai scritto :)

Grazie come sempre Gabriella per averci dedicato un po' del tuo tempo. 

3 commenti:

  1. Dopo aver riscritto questo commento diecimila volte a causa del correttore, vediamo se questa è la volta buona >.<

    Ciao! Scorrevo nella mia home e mi è saltato all'occhio questo post. Sono anche io una blogger. Nelle mie recensioni dico quello che penso e a volte il mio pensiero non è tanto carino (sorry) e questo non piace a tutti.
    Una volta, una GRANDE scrittrice che seguo e apprezzo molto, ha detto una cosa e da quel momento è diventato un po' il mio mantra.
    "L'arte è un espressione dell'artista. Le recensione sono un'espressione del consumatore. E a me sembra che voi lettori stiate facendo esattamente quello che dovreste fare dopo aver letto un libro: avere un'opinione al riguardo. [...] Continuate a leggere. Continuate ad esprimere le vostre opinioni. Non permettete a nessuno di dire che ciò che provate per un libro è sbagliato. Nessuno sa cosa senti meglio di te."

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  2. ma poi c'è da dire che se un libro nonpiace a me può piacere a qualcuna latro! l 'importante è l 'uso delle delle parole. Non cambia molto dire "è un brutto libro" o "non mi è piaciuto" in termini di parole ma in termini di significato dice molto no? a me non piace il tiramisu qualcun altro lo adora. Poi sta a chi legge la recensione prendere le parole con le dovute "precauzioni" e decidere autonomamente se leggere o meno il libro.

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