venerdì 24 marzo 2017

RECENSIONE: COSE CHE NON VOGLIO DIMENTICARE di LARA AVERY


Salve readers, oggi la RECENSIONE è su un romanzo autoconclusivo edito da Mondadori. Un libro che già dalla trama si preannuncia commovente e tragico per i temi che si trova ad affrontare.
Per capire meglio andiamo a leggere le impressioni di Silvia che ha letto il libro per noi. 

TITOLO: COSE CHE NON VOGLIO DIMENTICARE

AUTRICE: LARA AVERY

EDITORE: MONDADORI

GENERE: CONTEMPORARY ROMANCE

DATA D'USCITA: 14 MARZO 2017

AUTOCONCLUSIVO

Se stai leggendo queste parole, probabilmente ti stai chiedendo chi sei. Sei me, Samantha Agatha McCoy, in un futuro non troppo lontano. Sto scrivendo queste righe per te. Dicono che la mia memoria non sarà più la stessa, che comincerò a dimenticare le cose. Per questo ti scrivo. Per ricordare. Samantha aveva in testa un piano ben preciso. Per prima cosa vincere il campionato nazionale di dibattito, poi trasferirsi a New York e diventare un affermato avvocato per i diritti umani. E infine, ovviamente, conquistare Stuart Shah, il ragazzo di cui è pazza. Tra lei e i suoi progetti però si mette in mezzo la rara malattia genetica di cui è affetta e che poco alla volta, così dicono i medici, le porterà via la memoria e la salute. Ma tutto si può dire di Sammie tranne che sia una diciassettenne che si abbatte facilmente. A un destino tanto assurdo, infatti, decide di opporsi con tutte le sue forze. E lo fa nell'unico modo che conosce: scrivendo. In un diario assolutamente non convenzionale, indirizzato alla sua futura sé e ribattezzato Libro delle cose che non voglio dimenticare, inizia ad annotare tutti i momenti belli (e meno belli) della sua vita: dal riavvicinamento al suo più vecchio e caro amico ai mille modi che lui si inventa per farla ridere, al primo romanticissimo appuntamento con il suo grande amore. E poi, ancora, dalle persone che le hanno spezzato il cuore e quelle che glielo hanno "aggiustato". Perché se davvero lei dovrà andarsene presto, almeno lo farà con la consapevolezza di aver prima assaporato tutto ciò che la vita poteva regalarle.






Ok. L'ho finito. Il fatto che abbia impiegato i miei canonici due giorni (escludendo le ore di lavoro, di sonno, bimbo piccolo, bimbo grande e varie ed eventuali) dovrebbe essere indice di un mio grande coinvolgimento per il libro! E così è stato infatti. Ma c'è un MA. Grosso come una casa.




Partiamo dall'inizio.
Chi può amare la vita più intensamente di una ragazza diciassettenne, che ha fatto dello studio, della conoscenza, del sapere la sua ragione di vita, che vuole laurearsi a New York, che vuole assolutamente allontanarsi dal buco di posto in cui è nata, che vuole fare la differenza nel mondo, che vuole vincere sempre, che vuole essere sempre la prima? Chiunque, direte voi. Chiunque (o quasi) ama la vita. Ma una ragazza di diciassette anni come quella sopra descritta rientra decisatamente tra quelli che la amano di più in assoluto.
Ma alcuni sintomi e poi una diagnosi ribaltano tutto il suo mondo. E arriva una malattia che la colpisce in quello in cui ha più investito da quando è nata: il suo cervello. Che azzera quello per cui è sempre stata al di sopra degli altri: la sua memoria. Che brucia tutti i suoi sogni di indipendenza e libertà e a quel buco di mondo dal quale voleva scappare ce la inchioda. 
Una malattia che toglie quello che c'è di più importante per lei: le parole. Le fa dimenticare, le nasconde da qualche parte per poi farle uscire quando ormai non le servono più. Una gran figlia di puttana che oltre a essere così poco simpatica col suo "nasconderle le parole" ha anche un effetto piuttosto mortale. Sammie però non è una che si lascia scoraggiare da una NPC qualsiasi. Lei è una con degli obiettivi. E se ha degli obiettivi lei li deve RAGGIUNGERE. E si impegna caspita, si impegna per tutto il libro, in ogni parola scritta, si impegna a cercare di continuare a essere come era. Si impegna a non deludere chi ha intorno. Si impegna ad arrivare per prima, come è sempre arrivata. E continua a dare il meglio di sé così nello studio come nelle gare di dibattito. Ma non è semplice sostenere un torneo di dibattito a squadre con altre scuole quando la sua memoria decide di non farle ricordare più nulla, nemmeno dove è, cosa ci fa lì.



Con l'arrivo della malattia per Sammie inizia la conoscenza anche con qualcos'altro che le era stato finora sconosciuto: l'amore. Stuart Sammie se lo ricorda ancora esattamente come due anni prima. Bello da morire (almeno per lei) e soprattutto DIVERSO, seppure in maniera diversa, proprio come lei. Stuart è uno scrittore, un altro che con le parole ci sa fare, che lei ammira sempre da lontano per paura di non sapere cosa dire a causa delle sue conoscenze sui comportamenti sociali che sono pari a zero. 
Sammie sa rapportarsi con gli altri solo in relazione ai suoi interessi. Il resto per lei sono chiacchiere. Ma dopo due anni dalla sua partenza per New York Stuart torna. 
E vuoi le coincidenze, vuoi una sola amica giusta al momento giusto o vuoi che, E CHE CAVOLO, ogni tanto deve andare bene pure a me, Stuart e Sammie non solo finalmente si incontrano, non solo finalmente si parlano e addirittura si fidanzano. Avrete capito che Stuart mi piace, sì, ma quello che in realtà ho tenuto d'occhio dalla prima volta che è stato menzionato è Cooper. Capello lungo, fattone e con una canottiera che adoro (poi se leggete il libro mi direte). Vedi che è sempre lì sullo sfondo, che la tiene d'occhio e protegge da lontano. C'è qualcosa sotto e quel qualcosa finalmente a un certo punto esplode! 

E fino a qui io ho adorato il libro. Mi sono innamorata di Sammie e sono stata sempre angosciata per lei perché nonostante fosse in gamba, superintraprendente e fiera, sapevo che la sua vita era comunque destinata. Ho adorato la sua faccia tosta, il suo voler sognare nonostante tutto e tutti. I suoi sogni a TUTTI I COSTI sono eccezionali. Il suo modo di reagire alla malattia anche. 




Mi aspettavo lacrime.

Lacrime a go go. 
Lacrime come se non ci fosse un domani. 
Lacrime che mi avrebbero fatto passare la voglia di un libro in odor di lacrime da qui all'eternità. 
E invece sul finale mi si è sputtanato giù tutto il libro.
Io nei romanzi adoro il pathos. Quei momenti così carichi di emozioni da farti scoppiare se non il cuore almeno le ghiandole lacrimali per evitare di implodere. Invece qui mi sono trovata un crescendo di emozioni che poi non mi è scoppiato. Un po' come quando guardi i fuochi d'artificio ma senti solo lo scoppio e non lo vedi mai brillare in cielo. È stato frettoloso, sconclusionato peggio di quando Sammie scriveva dopo una crisi e mi ci è voluto un po' per capirne il senso.
Mi è piaciuta la storia. 
Mi è piaciuta l'idea, seppur tragica.
E mi stava bene così e l'ho scelto perché sì mi aspettavo l'amore tra i protagonisti ma più che mai immaginavo un più ampio concetto sull'amore per la vita e per sè.
Ma il finale è stato decisamente troppo frettoloso e poco curato rispetto al resto.
Rileggerei mille volte questo libro perché Sammie e Cooper meritano assolutamente di essere conosciuti... e anche la nonna.
Ma, caspita, credetemi riscriverei in toto il finale. Non per cambiarlo. Ma solo per dargli la giusta tragicità.




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